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Caminito. L'eredità italiana a Buenos Aires

Avete mai sognato di catapultarvi nel passato per poter ripercorrere le orme dei vostri avi? Se la risposta è affermativa, salite con me sulla macchina del tempo che ci trasporterà nella Buenos Aires di fine '800 e riscopriamo insieme quel che era, e quel che resta, delle nostre radici "americane".

Siamo a La Boca, un quartiere situato nella zona sud est della capitale, laddove il Riachuelo incontra le acque del Río de la Plata. Alcuni storici ritengono che questo sia il luogo in cui Pedro de Mendoza fondò la città di Buenos Aires. Era il 1536 e La Boca altro non era che un quartiere di baracche adibite ad alloggiare gli schiavi provenienti dall'Africa. L'area, una delle più degradate della città, non tardò a sfruttare la sua posizione strategica, sviluppandosi come un'importante zona portuale.

Alla fine del XVIII secolo assistiamo all'esodo in massa dal vecchio mondo di un gran numero di italiani, in prevalenza genovesi. Sbarcarono a La Boca e vi si insediarono, conferendo al quartiere la sua attuale fisionomia. I nuovi abitanti si distinsero subito per il mix di allegria caciarona e malinconia nostalgica della terra d'origine. Continuarono ad esprimersi in dialetto genovese e animarono il quartiere istituendo circoli sportivi e culturali. La spiccata sensibilità per l'arte ne fece, fin dagli albori, un crogiolo di cantanti, musicisti, poeti e artisti plastici.

E' da una di queste espressioni culturali che nasce Caminito, uno dei luoghi più caratteristici di tutta Buenos Aires. Lungo questa strada, nel cuore de La Boca, i nostri trisavoli innalzarono i conventillos, costruzioni in legno e lamiera colorata che all'interno ospitavano piccole abitazioni, con una cucina e un bagno condivisi per tutte le famiglie. Narra la leggenda che il patchwork di colori che anima questa stradicciola non più lunga di un centinaio di metri sia il frutto dell'avarizia dei genovesi che non avrebbero mai sprecato soldi per comprare la pittura necessaria a dipingere le case e mendicarono presso i cantieri navali i resti di pittura delle barche. Ciò spiegherebbe la molteplicità cromatica del quartiere.

Ed è passeggiando per questa strada acciottolata che Juan de Dios Filiberto e l'amico Gabino Coria Peñaluza composero il celebre tango El caminito. Era il 1926. Successivamente un gruppo di intellettuali capeggiati dal pittore Quinquela Martín rese omaggio alla traduzione tanguera e nacque Caminito, inaugurato come museo a cielo aperto il 18 ottobre 1959.

Gironzolare oggi per La Boca e Caminito significa respirare ancora quell'energia positiva che ha ispirato le migliori creazioni artistiche e popolari dell'epoca. I colori vivi e accesi delle case dai balconi irregolari, i pittori che espongono ai lati della strada i loro dipinti evocativi, i ristoranti che servono piatti tradizionali della cucina italiana e i ballerini di tango che si esibiscono e si confondono con i visitatori conferiscono a Caminito quell'aria un po' rétro che lo spoglia della sua artificiosità rendendolo unico nel suo genere.