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Tedio: strategie di sopravvivenza

Il tedio ( lat. taedium, der. di taedere <<sentire noia>> ) è un male tanto effimero, quanto subdolo. Di diagnosi difficoltosa, s'insinua silenzioso nel trascorrere delle giornate, obbligando a un tortuoso ondeggiare tra l'azione e l'inazione, tra il bene e il male, tra l'eroismo e l'ignavia. Il tediato vagabonda in casa propria, fra muri che paiono stringersi,  vorticare e ogni stanza gli sembra un girone dell'Inferno in cui la sapienza celeste l'ha condannato. Non c'è rimedio che risulti efficace.

Il tedio è un male millenario, olimpico, fisso e immutabile e degli umani mezzi per curarlo se ne frega. Il tediato sa che niente mai potrà alleviare le sue pene, perciò si aggira per la casa cinico e rassegnato, consapevole, ormai, del fatto che niente potrà aiutarlo a uscire dal suo stato, guardando intorno a sé con schifo e sdegno. Spera, in cuor suo, che uno dei molteplici oggetti che possiede possa aiutarlo, ma la televisione è fredda, inumana; la radio gracchia rosari di parole incomprensibili e il computer gli alimenta il cerchio alla testa. Allora gli viene voglia di mangiare o di dormire, ma mangiare da solo, in piedi, davanti al frigorifero, sarebbe un po' la metafora di una profonda e orrenda fame esistenziale; mentre dormire, forse, sì, sarebbe l'unica cosa da fare... ma il tediato non ha sonno, perché ha già dormito a sufficienza la scorsa notte... e il suo corpo ha un limite di sopportazione del riposo invalicabile, superato il quale, si diverte a indugiare in un tormentoso stato di semi-veglia, a metà tra il sopore e la stizza. Così, mentre vaga disperando dal salotto alla cucina, dalla cucina alla camera da letto e dalla camera da letto al salotto, comincia a formulare drammatici e scorati pensieri sul senso della vita, sulla miseria dell'esistenza e sulla sfiga. Finché gli occorre di percepire un suono, lontano... tende l'orecchio, prima svogliato, poi sorpreso di aver trovato (finalmente) qualcosa che abbia (inspiegabilmente) ridestato i suoi sensi e il suo interesse. Il tediato, allora, si siede accanto alla finestra e ascolta. Trattasi di bossa nova. " Nuova onda'''. Una fra le terapie migliori. Composizione: 80 battiti al minuto, chitarra batida, armonia di semitoni discendenti, un fiato di voce che ricorda un sussurro all'orecchio nel torpore di un pomeriggio su una spiaggia bollente. Un filo d'aria. La chitarra brasiliana sembra essere costantemente in ritardo e non curarsene affatto. Persevera nella sua divina lentezza. Cosa che induce il corpo ad adeguarsi, rallentando il battito cardiaco. Così, perfino il tediato distende le sue ansie e riposa. Il cerchio alla testa diventa aureola e l'ignavo balza in paradiso d'un colpo, senza bisogno di scale, né di perdono. Scansa la noia e abbraccia il piacere del dolce far niente. Addio taedium, benvenuto otium!