SALUTE

Newswiki

Newswiki è un portale di news fatto da aspiranti giornalisti, blogger e gente comune: gente che ha qualcosa di interessante da dire. E' un punto d'incontro di punti di vista diversi, un modo per esprimere le proprie idee e condividerle con gli altri.

Siti Partner

Hikikomori giapponesi e autoreclusi italiani, ovvero il suicidio relazionale

Dalle parole del dott. Gustavo Pietropolli Charmet (Presidente dell' Istituto Minotauro di Milano): "in ogni momento storico e in ogni Paese i giovani hanno dato sfogo al loro malessere; le isteriche di Freud, i tossicodipendenti anni 60/70, le nostre anoressiche. Gli hikikomori sono figli della cultura giapponese, ma i nostri "autoreclusi" condividono con loro più di un aspetto." Si registra una preoccupante diffusione in Italia di casi che vivono questa forma di isolamento sociale, di cui si è cominciato a discutere una decina d'anni fa circa, in Giappone.

Risale infatti al 2003 la prima pubblicazione di uno studio sul disturno definito "Hikikomori", frequentemente tradotto con l'espressione "ritiro sociale" (social with-drawned). Si tratta principalmente di maschi di età compresa tra i 14 e i 30 anni che, senza nessun motivo apparente e in assenza di patologie, decidono di vivere completamente isolati nelle loro stanze, per mesi o anche anni.

Dal punto di vista comportamentale, manifestano atteggiamenti di negazione verso qualsiasi tipo di contatto sociale. Il primo passo sembra essere il rifiuto della scuola; diminuire progressivamente la frequenza e i contatti con i propri compagni, fonte evidentemente di forte disagio. Il passo successivo consiste nel segregarsi volontariamente nella propria camera; segue un ribaltamento dei ritmi cicardiani, per cui si vive di notte e si dorme di giorno, e quello che si fa di notte è principalmente viaggiare nel non-luogo delle chat-line e dei giochi virtuali.

In Italia, la realtà di riferimento per questo tipo di disturbo è l' Istituto Minotauro, nelle persone di Guastavo Pietropolli Charmet e Antonio Piotti. In una intervista rilasciata lo scorso 29 Febbraio a 'BenFatto', il programma radiofonico condotto da Annalisa Manduca e Lorenzo Opice, il dott. Charmet e il regista Marco Prati, autore del lungometraggio "Hikikomori" (2006), danno qualche delucidazione a riguardo, restituendo alcune importanti riflessioni sulla diffusione di tale fenomeno nel nostro Paese. Nel tentativo di una spiegazione causale del disturbo, tra le alternative di un' emergente forma di dipendenza - non chimica - dalla struttura virtuale e l' idea di difficoltà relazionali rispetto alle quali Internet diviene una risorsa, Charmet propende per la seconda, individuando nella sperimentazione di una vergogna sociale come forte senso di inadeguatezza a vivere assieme con i pari, un possibile input alla scelta dell'isolamento.

Prati, in un parallelismo con i "belli e dannati" di un tempo, rappresenta questa sorta di eremitismo, inteso naturalmente non come percorso ascetico, ma in termini di rifiuto sociale, come espressione di una difficoltà di immedesimazione nei valori sociali condivisi, che conduce, però, non tanto ad atteggiamenti di rebellione, quanto alla chiusura in se stessi e al rifugio nei contatti sociali virtuali: Internet consente la creazione di ''personaggi'', la cui interpretazione può darsi in modalità più o meno scherzose.

Dovevano esserci aspettative molto elevate ri riconoscimento, di stampo narcisistico, nella mente del 'giovane eremita', continua Charmet, che nell'incontro con le difficoltà del caso (di socializzazione col gruppo), favoriscono l' esplosione della socialità virtuale. In un contesto caratterizzato da un' elevata contrattualità amicale, in cui temi come quello della bellezza, del successo personale, della visibilità, dell' esibizione, sono molto importanti, in una fase del ciclo vitale in cui ci si interroga su 'come crescere', questi ragazzi si trovano per motivi diversi a sperimentare il senso di inadeguatezza nel confronto con gli altri e si ritirano, sconfitti ma sprezzanti, dandosi un gran da fare nelle relazioni virtuali, attraverso le quali l' elevata competitività sociale percepita diviene più gestibile. A quel punto, la dipendenza è stabilita e la strada verso l' 'hikikomori' e l'autoreclusione è presa.

Sicuramente i genitori cominciano ad avere vita non facile, perchè il ritiro è estremo anche nei confronti della famiglia. E i ragazzi, che si aggirano per casa soltanto di notte, diventano inavvicinabili. Le famiglie si ritrovano ''educativamente disarmate'', di fronte ad atteggiamenti e comportamenti assolutamente insoliti, rispetto a quelli comunque problematici, ma tipicamente adolescenziali. Non sorprende quindi, come sottolinea Charmet, che le prime richieste di aiuto vengano proprio dai genitori, reduci da svariati tentativi di approccio mal riusciti. La mediazione diviene una possibilità d' intervento; individuare, cioè, una figura esterna al nucleo familiare, generalmente una donna, che viene inviata direttamente a casa del ragazzo. In Giappone, ad esempio, si è sperimentato il ricorso alle cosiddette ''sorelle in prestito'' che, senza necessariamente essere esperte di psicologia, lo sono delle dinamiche relazionali che entrano in gioco in un percorso di assistenza domiciliare. Il recupero presuppone molto spesso un cambiamento di contesto. Capita infatti di frequente, racconta Charmet, che, alla chiusura delle scuole, i ragazzi decidano di andare fuori in vacanza con i genitori ed è a quel punto che si crea lo spazio per nuove possibilità e nuovi incontri; per il verificarsi, cioè, di eventi significativi per stimolare il cambiamento.

In Giappone si contano 320.000 casi di ragazzi che vivono in questa forma di isolamento sociale. In Italia aumentano i casi: tra il 2010 e il 2011 l' Istituto Minotauro ha registrato 20 casi di genitori che hanno chiesto aiuto, con un record di 'reclusione' raggiunto pari a 4 anni. Il fenomeno resta comunque poco conosciuto, e perciò non monitorato. Bisogna imparare ad osservarlo, riconoscerlo, condividerlo. L'informazione può essere un inizio.