POLITICA

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Impacchettamento. Il paradosso della Disunione

Non si può dire che la sua, nonostante tutto, sia una cattiva idea. Riportare in auge uno dei principi che sta alla base di tutte le cose, dalle formazioni calcistiche a quelle scolastiche, passando per la stessa biologia, con ogni singola cellula impegnata in questo <<famigereato>> – visti i precedenti, forse non è così inverosimile – atto spontaneo, il Turn-over.

 

Berlusconi ha deciso, come da qualche giorno – qualche settimana in effetti – ha fatto trapelare, che per il futuro vuole un bel cambiamento tra le fila del suo partito, tra quell'ennesimo cuccioletto che con le sue mani di fata è riuscito a costruire dalle ceneri di vecchie conoscenze, avanguardie di un movimento – o forse retroguardie di trapassati fallimenti, poco importa – destinato a grandi cose e che, a dire la verità, non ha per nulla smentito i pronostici della vigilia, avendo concretamente fatto grandi cose.

Ora però, e questo va riconosciuto, ha deciso di prendere in mano le redini del gioco nonostante avesse affermato non più tardi di qualche mese fa che la sua ombra sarebbe rimasta dietro le quinte. Dando per scontato, ma tacendolo, di continuare a manovrare le inconsapevoli marionette proprio da là dietro. Inconsapevoli almeno fino a poco fa, ma che adesso sembrano ben decise a non rimanere tali.

Questa volta, tuttavia, il cavaliere, dal trono del suo addobbato a festa palazzo Grazioli è stato ferreo e deciso, definendo i punti chiave del futuro suo e di quello del suo partito, il così definito <<impacchettamento>>, cioè la presentazione di varie liste, ma prima su tutti una formata, a parte un paio di nomi, da un gran numero di under 45 destinati alle prossime candidature ministeriali.

Allora, forse un po' tardivamente, questa proposta sarebbe suonata meglio un anno fa, prima delle ormai innegabili – ahimé, anche per i suoi sostenitori – ammissioni di errore dichiarate con l'arrivo del nuovo professore. Questa proposta non è quindi da gettare, ma suona stonata spiegata da una voce che ormai la maggioranza della popolazione italiana stenta a vedere per quel che forse non è mai stata, sincera, affidabile e, sopratutto, senza alcun doppio fine.

Al contrario di quello che si è visto fin ad ora, questa volta non è lui a destare indignazione, bensì quelle retroguardie che si sentono chiamate in causa e che, irrimediabilmente compromesse dalle recenti dichiarazioni, verrebbero silurate fin da subito, a favore dei giovani – questa volta per davvero – pionieri del movimento, per riuscire in quel rilancio ritenuto necessario – per non sbilanciarsi verso “indispensabile”.

Coloro i quali hanno ricevuto l'infausta – per loro – notizia, hanno subito ammesso, alla stregua dei ragazzini delle scuole elementari, che non accetteranno mai un provvedimento simile e che, se il cavaliere non farà marcia indietro, saranno loro a farla, così da uscire dai parcheggi di Palazzo Grazioli e non rientrarvi mai più. Minacciando (pure!) di togliere i loro voti a sostegno del governo tecnico, privandolo di quel numero di consensi che già è sceso dal momento dell'insediamento ormai avvenuto da sei mesi e che, senza ombra di dubbio, nessun italiano della nuova generazione si dimenticherà facilmente.

Così, come un fanciullino a cui il padre toglie il videogioco preferito perché disubbidiente verso i genitori, e che per ripicca pensa bene di piantare ancor più grane per fargliela pagare, così le persone che dovrebbero usare la loro presunta ragione, ammesso che mai questa abbia messo radici dentro la loro scatola cranica, dimostrano, se non lo avessero ancora fatto abbastanza, di avere un interesse per i loro compaesani in difficoltà, in termini matematici, inversamente proporzionale al cubo dell'interesse per le proprie tasche.
Come se fosse una novità.