POLITICA

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Non smettere mai di sperare

Quante volte  abbiamo sentito dire: “La mafia va combattuta. Alzate la testa, siamo uomini liberi e come tali dobbiamo e vogliamo vivere”.

Belle parole, forti, inneggianti al credere che si, si può e si deve sconfiggere la mafia. Ma non tutti la pensano in questo modo. Non tutti hanno la forza di respingerla, e per paura sottostanno a ricatti vili.

 

Ma questa paura, da dove deriva?  Dalle tante, anche troppe vittime, che hanno osato sfidare chi li voleva  sottomettere.  Si, le stragi di Falcone e Borsellino hanno dato una consapevolezza ai palermitani, ed ai siciliani tutti,  che la mafia può essere sconfitta, e che prima non credevano di avere. I lunghi lenzuoli bianchi stesi fuori dalle case, le manifestazioni di solidarietà nei confronti di chi avesse subito un attacco mafioso hanno fatto sperare che tutti potessimo ribellarci.

Ma così non é.

Queste persone che, guardando al passato vedono solo morti e famiglie spezzate, non vedono come  il sacrificio dei loro cari possa aver prodotto dei risultati. Anzi, che le loro morti siano state inutili, perché a rimetterci sono solo coloro che la vita han  perduto.

Non pensando però solo ai magistrati, che nello svolgere il loro lavoro, con efficienza, con serietà e d onestà, hanno perso la vita, ma  anche persone comuni, che non volevano sottostare al volere mafioso, decisero di sfidare queste persone come Placido Rizotto.

Placido Rizzotto fu un giovane sindacalista della CGL, esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, che durante la seconda guerra mondiale ha prestato servizio nel Regio Esercito e poi dopo l’8 settembre si unì ai partigiani delle Brigate Garibaldi come socialista.

Iniziò la sua attività politica e sindacale al termine del secondo conflitto mondiale, ricoprendo l’incarico di presidente dei reduci e combattenti dell’ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone, città che in quel periodo vedeva tante famiglie di contadini ridotte alla fame ed alla miseria dalla prepotenza dei mafiosi e degli agrari.

 Ogni mattina, nella piazza centrale, si ripeteva il triste rito della designazione di coloro che sarebbero stati ammessi al lavoro: da una parte i contadini con il cappello in mano, dall'altro i campieri e i gabbeloti che li chiamavano ad uno ad uno, escludendo tutti quelli che avevano avuto il coraggio di chiedere il rispetto dei propri diritti di uomini e lavoratori. Placido si ribellò a questo stato di cose, iniziando a costituire delle cooperative e a occupare i feudi abbandonati ed incolti, dando così una possibilità di riscatto a se stesso e ai suoi compagni, ridicolizzando la mafia

Cosa determinò tutto ciò? Rizzotto venne rapito nella serata del 10 marzo 1948, ed infine ucciso dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre ed i suoi resti gettati nella foiba di Rocca Busambra.  Rinvenuti nel 2009, solo adesso l’attribuzione al sindacalista assassinato, grazie alle prove del DNA.

Così, il 24 maggio del 2012, è stata data una  degna sepoltura a quei poveri resti.

Peccato ci siano voluti ben 64 anni e i suoi assassini assolti per insufficienza di prove.

 

Questo però non deve demoralizzarci, ma darci la voglia di credere che un giorno non molto lontano, non ci saranno più persone, amanti della legalità, e della giustizia che  debbano pagare con la vita questo desiderio di vivere da uomini liberi.