CRONACA

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A Brindisi, attentato esplosivo davanti a una scuola: muore una ragazza

Stamattina, alle ore 7 e 45, un ordigno rudimentale formato da tre bombole di gas collegate a un timer è esploso davanti all’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Sociali “Francesca Laura Morvillo Falcone”. La studentessa Melissa Bassi, di sedici anni, è morta; la sua amica Veronica Capodieci è ferita in modo grave e altri cinque studenti sono feriti, ma non in pericolo di vita. E’ questo il resoconto di un episodio senza precedenti, in Italia. Un attentato mafioso? O forse – come ha ipotizzato il Procuratore della Repubblica di Lecce Cataldo Motta –  il vile gesto potrebbe avere una matrice diversa. In tutto il paese, intanto, è scattata la reazione sociale e civile di sindacati e studenti che preparano manifestazioni. Il mondo istituzionale e dei partiti politici e il Vaticano hanno già espresso lo sdegno e il dolore per un gesto inaudito.

Più tardi, c’è stato il vertice del Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico a cui ha partecipato anche il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso.

Le prime notizie sembravano disegnare un quadro fin troppo chiaro dell'accaduto: l’attentato fatto davanti a una scuola intitolata alla moglie di Giovanni Falcone; soprattutto a pochi giorni dalla triste ricorrenza dei venti anni dall’attentato di Capaci; proprio una scuola, inoltre, che aveva ricevuto di recente un premio per il suo impegno nell’educazione alla legalità. Molti, troppi indizi hanno fatto subito pensare all’attentato mafioso.

Una cosa è certa: i criminali attentatori volevano uccidere, perché l’ordigno è scoppiato proprio all’ora in cui le ragazze scendono dall’autobus davanti al muretto dell’entrata scolastica. Melissa e Veronica, le due ragazze che venivano da Mesagne, cittadina della provincia di Brindisi, sono state colpite dall’esplosione proprio mentre si accingevano a entrare nell’edifico.

Il Ministro dell’Interno Cancellieri riferirà sull’accaduto martedì, nell’aula del Senato della Repubblica. E’ probabile che le forze investigative avranno allora le idee più chiare e speriamo più riscontri oggettivi per fare chiarezza sulla matrice dell’attentato.

La crisi economica e politica; e poi le bombe e le forze oscure che si nascondono dietro gli attentati; e infine la tensione sociale e il terrore. Un film già visto? Un orrendo passato che non vuole passare? L’Italia dei misteri e della strategia della tensione sta tornando? Speriamo di no. Ma una cosa colpisce in positivo, in questa triste giornata di metà maggio: la reazione immediata dei cittadini, che non vogliono ritornare agli anni più bui della storia italiana.