CRONACA

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Muore sul campo il calciatore Morosini e il calcio italiano si ferma

Le immagini terribili di Piermario Morosini che cade e si rialza e poi cade di nuovo, colto da malore durante la partita del Campionato di serie B di calcio Pescara-Livorno, hanno già fatto il giro del mondo. La Federazione Italiana Gioco Calcio (Figc) ha fermato tutte le partite dei campionati. Ma quando un giovane calciatore di 25 anni muore per infarto sul campo di calcio siamo di fronte a un evento tragico la cui valenza va al di là del mondo sportivo nel quale è accaduto.

E' appena passata la metà del primo tempo e la sua squadra vince fuori casa allo Stadio Adriatico di Pescara contro la forte squadra locale, quando Piermario Morosini, 25enne centrocampista del Livorno, si accascia al suolo. Qualche compagno si accorge della “strana” caduta del giocatore, non dovuta ad alcun contrasto con avversari, e attira l’attenzione dell’arbitro e dello staff presente sulla panchina della sua squadra. Tutti si fermano increduli, mentre il massaggiatore e il medico del Livorno corrono verso il ragazzo.

Il medico fa il massaggio cardiaco al giovane e continuerà a farlo fino all’arrivo dell’autoambulanza e anche dopo, nella corsa disperata e inutile verso l’Ospedale di Pescara. Ha raccontato ai cronisti, poi, che il cuore del ragazzo non ha mai ripreso a battere.

Morte per arresto cardiaco: è lo scarno e terribile referto medico sulla sorte di questo atleta giovane e sfortunato, con alle spalle una storia di vita già segnata da diverse tragedie familiari: la precoce morte di entrambi i genitori, il suicidio di un fratello disabile e la condizione di disabilità della sorella.

Erano ancora impresse nei nostri occhi le angoscianti immagini di alcune settimane fa, provenienti dall’Inghilterra, dove il calciatore Muamba, del Bolton, era stato colpito da un infarto durante una partita di calcio. Il giovane atleta si è fortunatamente ripreso dal malore e ora è “ritornato alla vita” familiare e sociale.

Ci saranno numerose polemiche – che accompagnano sempre, in questi casi, simili eventi drammatici – relativi al ritardo dei soccorsi, pare a causa di un mezzo dei vigili urbani che ha ostacolato l’arrivo allo stadio dell’autoambulanza.

La domanda che ci facciamo in molti, comunque, è un’altra e più radicale: Morosini è l’ennesima vittima offerta in sacrificio sull’altare dello “show business” sportivo, arrivato a ritmi insostenibili, che mettono a dura prova le pur giovani e forti vite di quelli che si dedicano all’attività sportiva?

Si ripete spesso che lo sport è la più grande metafora della vita. In un periodo di crisi economica e sociale come quello che stiamo vivendo, la tragedia di Pescara ci dà una triste conferma di questo aforisma, che definisce fin troppo bene la difficile condizione umana in una società dominata dalla competizione e dalla sua spettacolarizzazione: quasi un continuo e ossessionante spot pubblicitario che sembra esaltare non il gioco, l’attività sportiva e la gioia di vivere, ma il loro “valore di mercato”.