CRONACA

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La guerra in Jugoslavia spiegata dai e ai bambini. Vent’anni dall’assedio di Sarajevo.

5 Aprile 1992, cominciava, a Sarajevo, quello che sarebbe diventato il più lungo assedio della storia moderna.

Ieri sera è andato in onda lo speciale del Tg5 Terra, sull’argomento. I filmati e la narrazione accorata di Tony Capuozzo, inviato a Sarajevo durante la guerra, rievocano immagini sbiadite e nozioni confuse: quelle di chi, da bambino assisteva, suo malgrado, ai tg con le loro dosi massicce di distruzione, morti e sangue.
Quei bambini che, sicuramente, guardavano con particolare compassione gli altri bambini dall’altra parte del mare, con i loro vestiti miseri e sporchi, i giocattolini semirotti e il moccio al naso, nella migliore delle ipotesi.
Quei bambini che hanno avuto la fortuna di sentire spiegata la guerra (sia nella sua essenza astratta che nella sua trasposizione pratica della situazione contemporanea) da genitori o maestri.
Quei bambini che ora sono grati a quelle maestre per aver insegnato loro, oltre che a leggere e scrivere, cosa significhi cercare la verità, chiedersi il perché delle cose e avere compassione per il prossimo.
Quali parole usare per spiegare ad una creatura innocente lo strazio e l’insensatezza della guerra? Quelle di un altro bambino.
Il diario di Zlata fu considerato sin da subito un documento letterario alla stregua del Diario di Anna Frank. Questo paragone faceva rabbrividire l’autrice Zlata Filipovic, per la fine che aveva fatto la piccola scrittrice ebrea.
Zlata aveva 11 anni quando la sua vita cambia drasticamente. La sua città, Sarajevo, è una trappola, un angolo dimenticato dal resto del mondo dove si vive con la paura di morire, con i rumori delle bombe, con il passo veloce per la paura dei cecchini, senza acqua, senza elettricità, senza frutta, tant’è che lei stessa si chiede come sia possibile che i vestiti non le vanno più bene se tutto ciò che mangia è latte in polvere e piselli.
Zlata affida i suoi pensieri, la sua rabbia, il suo sconforto a Mimmy, nome che da al suo diario, quasi a sentirlo davvero come un’amica, qualcosa di reale con cui sfogarsi.

Dal diario di Zlata, 12 anni, Serajevo, 29 giugno 1992



Cara Mimmj,


NOIA!!! SPARI!!! GRANATE!!! MORTI!!! DISPERAZIONE!!! FAME!!! DOLORE!!! PAURA!!!


Questa è la mia vita, la vita di un’innocente ragazzina di undici anni!!! 
Una scolara senza scuola, senza le gioie e l’eccitazione della vita scolastica. Una bambina che vive senza giochi, senza amici, 
senza sole, senza uccelli, senza natura, senza frutta, senza cioccolata, senza caramelle, solo con un po’ di latte in polvere. 
In poche parole, una bambina senza infanzia. 
Una bambina della guerra. 
Solo ora capisco che sto davvero vivendo una guerra, che sono testimone di una brutta, orribile guerra. E insieme a me migliaia di altri bambini di questa città che viene distrutta, che piange e si dispera, sperando in un aiuto che non arriverà. Dio mio, finirà mai tutto questo, potrò mai tornare ad essere una bambina normale, una bambina che si gode la sua età? 
Una volta ho sentito dire che l’infanzia è il periodo più bello della vita. Ed è vero. Io amavo la mia infanzia, e ora una terribile guerra 
mi sta portando via tutto. Perché? 
Sono disperata. 
Ho tanta voglia di piangere… 
Sto piangendo…


Il governo bosniaco dichiarò la fine dell’assedio di Sarajevo il 29 febbraio 1996. Zlata è sopravvissuta e i bambini che lessero il suo diario allora, non si sono mai dimenticati di lei, la loro “corrispondente” a Sarajevo.