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Pitagora. Una mente nuova nel Mondo Antico

Tanti secoli fa, in effetti non così tanti riflettendo attentamente, qualcosa accadde nella Grecia Antica. Nacque, infatti, uno di quei personaggi che, di lì a centinaia e centinaia di anni, non sarebbe mai più stato dimenticato. Uno di quei pochi prediletti, o meglio eletti, che la natura abbia potuto osservare passare davanti, lasciando delle tracce tutt'altro che labili come prove del fatto. Il nome di costui, noto a molti, compreso da pochi, è Pitagora.

 A riportare i maggiori dati riguardo al famoso filosofo – e non solo – greco, viene in aiuto quello che oggi è ritenuto lo scritto principe della sua biografia, il De Vita Phytagorica, redatto dallo storico Giamblico. Le discussioni riguardo al testo sono innumerevoli, a volte anche abbastanza accattivanti, ma nessuno sembra aver davvero colpito nel segno screditando il tomo a tal punto da renderlo <<non convincente>> per la maggior parte degli storici.

L'autore fa uso di diverse testimonianze precedenti, due su tutte quelle di Apollonio di Tiana e Nidemaco di Gerasa, vissuti rispettivamente nel I e nel II secolo d.C., due voci tutt'altro che banali e che sono state poi riprese, come fatto notare da illustri esperti, da innumerevoli autori, tutti ritenuti però meno attendibili, o parzialmente <<scopiazzati>>, come Eraclide Pontico, Aristosseno di Taranto e Timeo di Tauromenio, senza contare le voci riportare anche da Diogene Laertio. Tuttavia, sembra che, in ultima analisi, la voce di Giamblico sia la più convincente e la più completa, talvolta anche troppo, viste le ripetizioni che vengono reiterate nel testo e che, incredibile ma vero, sono le principali fautrici del vasto consenso ottenuto tra gli storici che lo reputano per tal motivo uno scritto autentico.

Pitagora, come alcuni dei più famosi greci oggi studiati nelle scuole, fu un personaggio poliedrico, talvolta misterioso, in gran parte per quello che ideò. Difatti, non solo si occupò di società e di politica ma, e per questo in molti lo conoscono, si interessò di filosofia, riconducendo a quest'ultima quella disciplina che ormai oggi tutto permea, la Filosofia Naturale. Questa, tra l'altro, altro non sarebbe che la moderna Scienza. Ebbene si, per la prima volta, in maniera inequivocabile, la filosofia poté vedersi come <<contemplazione delle cose più belle, dell'universo e del moto degli astri>>. E questo, ovviamente, per lui era riconducibile a un solo concetto; quello che, sempre per lui, era alla base del tutto, l'essenza di tutte le cose, specificatamente, l'<<essenza del numero>>.

Un uomo che, attraverso il numero, portò contributi nei più svariati campi: filosofia, politica, come già detto, ma anche e sopratutto matematica, astronomia, oltre alla morale, un mondo speciale a cui Pitagora dedicò un'intera esistenza, anni e anni passati ininterrottamente a portare avanti i suoi principi con quelle che oggi hanno creato un alone di mistero intorno alle sue opere, le Sette Pitagoriche. Senza dilungarci in discorsi che verranno ripresi in seguito, Pitagora fu qualcosa di più di un semplice uomo, qualcosa di più di un semplice filosofo: un uomo che rappresenta il cambiamento di una civiltà,“una mente nuova in un paese vecchio”.