ARTE & CULTURA

Newswiki

Newswiki è un portale di news fatto da aspiranti giornalisti, blogger e gente comune: gente che ha qualcosa di interessante da dire. E' un punto d'incontro di punti di vista diversi, un modo per esprimere le proprie idee e condividerle con gli altri.

La Realtà. Un "Doppio Sogno"?

Solo ora, mentre legava lo sguardo sulla finestra di Marianne, la sua immagine, che nel frattempo era sbiadita completamente, tornò a farsi più viva di quella di ogni altra. Qui non poteva fallire. Qui poteva iniziare la sua vendetta senza particolare dispendio di energie, qui non lo attendeva nessuna difficoltà, nessun pericolo; e ciò che forse avrebbe fatto indietreggiare altri, il tradimento nei riguardi del fidanzato, per lui costituiva quasi un ulteriore attrattiva. Si, tradire, ingannare, mentire, recitare la commedia, dappertutto, davanti a Marianne, ad Albertine, a quel bravo dottor Roediger, al mondo intero: condurre una sorta di doppia vita, essere da un lato il medico capace, affidabile, dal brillante avvenire, il buon marito e padre di famiglia, e dall'altro un libertino, un seduttore, un cinico che giocava con le persone, uomini e donne, seguendo il proprio capriccio: in quel momento tutto ciò gli parve assolutamente delizioso, e la cosa più deliziosa era che in seguito, quando Albertine già da tempo fosse tornata a cullarsi nell'illusoria sicurezza di una tranquilla vita coniugale e familiare, lui le avrebbe confessato con un freddo sorriso tutte le sue colpe, ripagandola così dell'amarezza e del disonore che gli aveva arrecato in sogno.”
(“
Doppio Sogno”, di Arthur Schnitzler)

 

Quanto impressionante e ricco di significati è questo passaggio. Uno dei più brillanti e allo stesso tempo psicanalitici delle avanguardie novecentesche. Un autore tra i più acclamati, il “doppio”, il “gemello non consanguigno” del noto dottor Sigmund Freud.

Due periodi essenziali possono essere distinti, il primo chiaramente l'origine del disprezzo, della voglia di rivincita verso il mondo e verso ciò che esso ha fatto al protagonista, il secondo, invece, la messa in atto del disprezzo e le sensazioni che quella pratica non più illusoria provoca nel personaggio.

E qui sorge un problema. Che cosa è illusione? E che cosa non lo è? Le pagine che si susseguono, la vicenda che a volte pecca di nessi logici troppo ben nascosti per i comuni mortali, eseguono alla perfezione il presupposto che prima della stesura l'autore aveva impiantato nella sua testa. Schnitzler voleva sconfinare oltre il sottile velo della realtà, non cancellandola, ma tramutandola in qualcosa di diverso, facendo oltrepassare la foschia dell'obbiettività. Ogni pagina, riga, parola, fa evolvere la narrazione verso un mistero sempre più fitto. Un intrico privo di logica, o almeno questo appare a prima vista. Tuttavia, riflettendo, alla fine, il senso è ben facile da trovare.


Il drammaturgo delinea nella 
Traumnovelle, la “Novella del Sogno” – scusate il gioco di parole – la mancanza di linee guida vigenti nel mondo, nel suo mondo. Nel mondo che è quello del protagonista, Fridolin, un mondo fatto di sogni erotici e ribelli, sensazioni contrastanti, a volte confuse, fuggevoli, il cui senso non si riesce a trovare se non dopo un'attenta riflessione, o almeno così sembra. Questo perché, in fondo, chi mai potrà sapere con certezza quali siano gli obiettivi di un autore se non la stessa penna che li scrive? Studiosi più disparati danno opinioni simili ma diverse, e questo dovrebbe lasciar intendere quanto relativa possa essere l'interpretazione.

Resta però il fatto che la visione d'insieme non va trascurata. Nonostante tutti i risvolti poco chiari, i colori dell'ironia e della sorte che sfumano sotto il peso della mente di un autore così ricco di studi interiori dell'inconscio, essi si possono scorgere. Con estrema fatica, questo va detto.

Ma la cosa stupenda, la cosa che la letteratura sa dare meglio di ogni altra, sono le sensazioni che le sue storie suscitano in ogni persona. Per noi, lettori, chi più istruito e chi meno, nonostante qualcuno ci dica che cosa fare di queste righe, come interpretarle, nella maggior parte dei casi nessuno riesce a convincersi appieno di quelle spiegazioni. Ognuno tende invece a prendere le distanze, almeno in parte, e a giocare al critico letterario. E questo è un bene, perché nessuno può dirci che cosa fare, ma ognuno ha il compito di dare un proprio parere, giusto o sbagliato che sia, verso qualunque opera. Perché saranno gli altri a ritenerlo sbagliato, ma noi, che leggiamo e sappiamo di cosa stiamo parlando, conosciamo bene i turbinii di idee che vengono incontro e che pervadono la nostra mente all'inizio, alla fine, e per tutto il tempo in cui siamo immersi nella lettura.

Tutte queste semplici annotazioni sono degli ovvi passaggi psicologici, i quali, sia per mezzo delle dita di Freud che di Schnitzler, vengono affrontati di sovente.

Ritornando al testo sopra citato, possiamo vedere un classico ragionamento, un ragionamento che anche oggi molte volte è alla base di ciò che siamo e che facciamo. Fridolin, nelle quasi settantacinque pagine precedenti, vive – o sogna – delle esperienze fraudolente, adultere, o quasi, nei confronti di altre donne. Quasi ogni volta, però, per un motivo o per l'altro riesce a sfuggire alla sorte e a ciò a cui lui aspirerebbe. Il destino non vuole che le sue fantasie vadano a buon fine. Eppure, accade che la moglie confessa un suo sogno. Accade che lei, nella notte, vaga in un altro mondo, un mondo dove Fridolin è corteggiato da damigelle, è costretto a scegliere tra la sofferenza e l'amore, è costretto a non abiurare quella sua passione così sfrenata verso la moglie, mentre lei invece giace tra le braccia di un altro, passionale, con tutta sé stessa, convinta che la fedeltà del marito sia “dovuta”, impossibile da intaccare, come se lui fosse uno schiavo con il preciso dovere di non negare mai l'amore per la sua donna, la stessa che mentre lui lo fa continua a tradirlo ripetutamente, senza ritegno, senza pietà.

E da lì nascono le parole sopra citate. Il desiderio di vendetta, una vendetta normalissima, ordinaria ma terribile, solo per vendicarsi di una cannonata lanciata contro il castello del suo onore, del suo orgoglio. Quello stesso orgoglio che, in un contesto storico simile, non poteva assolutamente essere messo a repentaglio. Doveva invece essere mantenuto, conservato con asettica cura, preservato dalle rovine impersonate dai vizi e dalle tentazioni della vita. Così è quello che lui pensa, la vendetta, il desiderio di vendicarsi di un sogno mettendo in pratica un vero e proprio adulterio, in piena regola e concreto, a differenza del sogno della moglie.

Fridolin si lascia andare a quelle tentazioni, voglioso di affrontarle, e altrettanto gioioso di poter poi vedere sulla faccia della moglie la stessa espressione contrita che aveva sfigurato il suo volto non appena venuto a conoscenza del sogno della moglie. Voleva vedere la rabbia, il dolore, la consapevolezza di un amore che era stato portato via. Quell'amore che lei aveva sempre ritenuto fedele, suo soltanto, impossibile da perdere e da vedere affrontare peripezie passionali tra le braccia di un'altra.

Un gioco psicologico impulsivo, così lo definiremmo ai giorni nostri. In quell'epoca era tutta un'altra cosa. Era l'analisi di ciò che poteva accadere tutti i giorni, e per questo non doveva esserci nulla di speciale. Il problema sorge, e continua a svilupparsi, nel momento in cui si perde la visione di ciò che è illusione e ciò che non lo è. Il sogno poteva essere quello di Fridolin e allora quello della moglie non lo era. E se non lo era significava che lei lo aveva tradito davvero. Ma se lei lo aveva visto giurare solennemente amore eterno, com'era possibile che lui non lo ricordasse? E poi, se i loro non fossero stati sogni, ma entrambi realtà? Però questo non poteva essere, perché entrambi avevano visto cose che l'altro non si ricordava.

Nonostante questo, alla fine del racconto, la stessa maschera che Fridolin si era visto indossare al ballo dove aveva conosciuto la donna con cui avrebbe dato oro per passare le sue notti, tutto viene a sconvolgersi ancor di più. Senza contare che la donna che lui doveva riconoscere per le sinuosità del suo corpo, e che ora doveva trovarsi in un letto di ospedale, non è da lui riconosciuta. Non rammentandosene più la sua testa si confonde ancor maggiormente.

L'innovatività sta in questo. La perdita di cognizione tra sogno e realtà. Anche sé, dalla maestria con cui tutto sembra intersecarsi, verrebbe da dire se anche noi, in questo strano mondo pieno di cose senza senso e azioni senza spiegazione, non ci troviamo in una dimensione di intermezzo. Una dimensione le cui pareti risultano indistinguibili.
Tra sogno e realtà.